Anche se i ragazzi di oggi hanno perso lo spirito originario della musica ribelle, a Vicenza c’è chi insegna ispirandosi al Jack Black del film
“Rock got no reason, rock got no rhyme, you better get me to school on time”: recita così il ritornello della colonna sonora del film School of Rock nel quale il personaggio di Jack Black si sostituisce a un insegnante delle elementari per insegnare il rock a una classe di bambini e vincere un talent show. Da oggi, anche Vicenza ha la sua “School of rock“, aperta da Margherita Lovato (in foto), insegnante di canto, che ha fondato l’associazione omonima insieme al fratello Riccardo, chitarrista, ed Edoardo Lettera, insegnante di batteria.
I corsi sono partiti a settembre, ma l’idea risale ad un paio di anni fa, quando Margherita, in arte Maggie, insegnava in altre scuole della provincia. «Sono laureata al Dams musicale e ho una lunga esperienza nell’insegnamento.

Ho iniziato dieci anni fa alla MetroTime, prima a Thiene e poi a Dueville e successivamente in diverse istituti pubblici e privati, organizzando laboratori ludico-musicali per i bambini dell’asilo, e corsi per le elementari e le superiori». Nel 2013 nasce l’idea di organizzare un concerto dal vivo al posto del tradizionale saggio con la base musicale. «Dovevamo scegliere un nome pertinente ed essendo appassionata di Jack Black, ho detto “chiamiamolo School of Rock”». L’evento si è rivelato un successo ed è stato riproposto più volte. «Ho capito che i ragazzi avevano bisogno di questo, di uscire dall’ambiente familiare dei corsi e diventare dei piccoli professionisti”. Da lì la decisione di proseguire sulle proprie gambe, mantenendo il nome ripreso dal film».
Nella sua sede nel centro di Vicenza, a San Marco, la scuola di rock’n’roll offre corsi individuali di canto, chitarra e batteria. «Le nostre lezioni durano dai 45 minuti a un’ora. Di meno no, perché soprattutto il canto è una questione di cuore e di testa, non puramente tecnica. C’è bisogno di instaurare un rapporto emotivo e in mezz’ora non è possibile». I corsi, come la passione per la musica, non hanno limiti di età: «ci sono allievi di cinque anni come di sessanta. Ovviamente la richiesta è maggiore nella fascia di età adolescenziale. Attualmente abbiamo 20 studenti e la maggior parte ha tra i 17 e i 20 anni». Tutta “colpa” degli show televisivi, che se da un lato sono visti come l’ultima frontiera – e l’ultima spiaggia – dalle major discografiche, dall’altro, ma stanno dando il colpo di grazia al mercato, già duramente provato dall’avvento delle nuove tecnologie. «Quasi nessuno compra più cd o scarica musica dagli store. Tutti hanno Youtube sul telefono e ascoltano le canzoni da lì».
Inoltre, gli spettacoli in tv portano a un’omologazione generale delle nuove generazioni assuefatti alle hit trasmesse in tv, brani popolari a cui manca però quell’impronta generazionale che ha reso immortale il successo di Beatles, Pink Floyd e Nirvana. Allo stesso modo, non si sentono più hit legate a blockbuster cinematografici, che rimangono nell’immaginario collettivo: «per esempio, Eye of the Tiger, che per tutti è “la canzone di Rocky”, oppure i Queen con Highlander. Oggi mi vengono in mente solo i film di Iron Man, che usano le musiche degli AC/DC». A voler suonare “Highway to Hell”, però, sono in pochi: «saranno tre su cento. La maggior parte vuole fare Bruno Mars o John Legend. Di italiani, Marco Mengoni e Emma Marrone. Oppure i Modà.
Tutte canzoni che ho imparato a conoscere solo perché piacciono ai miei allievi».
Nell’appiattimento generale viene a mancare lo spirito di ribellione che è forse la vera essenza del rock, che sarà ancora vivo, ma non se la passa troppo bene. I suoi nemici sono molti: dalla pirateria digitale (qui un messaggio sociale dello stesso Jack Black contro questa piaga moderna ) ai dj che “mettono la musica” agli eventi sostituendosi agli artisti. Per Margherita, «non si crea più niente, perché non c’è più niente da inventare. Persino sui social network ad andare per la maggiore sono le cover band. L’unica vera novità interessante degli ultimi anni è Ed Sheeran. Lui sì che è destinato a durare, ma perché è un bravo compositore e arrangiatore». E infatti, pronti via, «a X-Factor l’anno scorso ha vinto l’Ed Sheeran italiano: Lorenzo Fragola». Il rischio a cui si va incontro è una lenta agonia delle subculture rock, destinate a scomparire soppiantate da dance e techno e da hip hop e rap.
Per salvare questa gioventù non resta che fare ascoltare un po’ di musica “seria”. «Ovviamente chi viene qui canta quello che preferisce, ma diamo molti compiti a casa. Io consiglio spesso pezzi indicati per il tipo di voce o per sviluppare le doti canori. Quindi ad esempio a una bambina che vuole cantare la Marrone, che un po’ imita Gianna Nannini, consiglierò di ascoltare un suo pezzo. Lei sì che è rock».
L’indole rock’n’roll è innata: «o ce l’hai o non ce l’hai. Non si può insegnare». In molti non sanno però di averla e la “School of rock” punta proprio a far esprimere il potenziale inespresso. In tal senso, l’aspetto live è fondamentale, come sperimentato dalla stessa Margherita, che ha iniziato prestissimo ad esibirsi. «Ho cominciato a cantare dal vivo a diciassette anni come corista ed stata un’esperienza fondamentale. Per questo sprono i ragazzi a fare pratica dal vivo, andando oltre alle singole lezioni. Lo dico a tutti: “uscite, andate fuori a cantare”». Come è logico immaginarsi, però, l’obbiettivo di molti giovani non è suonare in piazza, ma ai talent in tv, una sfida che tuttavia nel 99% dei casi porta a cocenti delusioni. Il consiglio è di «buttarsi e fare quello più piace. Diventa tutto parte del nostro bagaglio». E se va male l’importante è «non farsi scoraggiare dalla prima porta in faccia».
(originariamente pubblicato su Vvox)